Quella di padre Pio è una figura "intoccabile": guai a parlarne male! Ti tiri tutti contro, dalla pia vecchina al delinquente devoto. I suoi miracoli sono "inconfutabili": e soprattutto fungono da appropriato contorno al lauto giro di business che gira intorno alla sua figura, più ora che è morto che quand'era ancora vivo.
Far santo qualcuno per un miracolo la cui verità risiede soltanto nelle parole di due persone (peraltro strettamente apparentate), non è gran cosa. Conosco una cinquantina di persone che, nonostante abbiano pregato padre (ops, "san"...) Pio notte e giorno, non hanno beneficiato di alcuna grazia per circostanze talora ben più gravi: scarsa fede? No: io direi che le spiegazioni ci siano, ma evidentemente il popolino non desidera darsele.
La tirata del mistico pennaiuolo propagandista Antonio Socci (sempre più allucinato e madidamente avvolto in una sorta di miracolosa coltre di strani essudati perlacei...), ostentata giorno 4 febbraio nella "imparziale" trasmissione del "laico" Porro contro un'accorta definizione di Galimberti, è quanto di più illustrativo potremmo trovare a comprova di quanto abbiamo affermato più volte sull'importanza del miracolo nell'economia della sussistenza di Chiesa e sodali.
Il filosofo italiano (senz'altro tra i più grandi dell'epoca post-bobbiana) senza troppi giri di parole aveva definito i "miracoli" del fratacchione qualcosa che fanno appello alle frange più primitive della popolazione, provocando così l'ira del para-teologo: che pertanto prende a sciorinare le conquiste scientifiche, culturali e di quant'altri campi dello scibile come diretta espressione dell'esistenza del cristianesimo. Orbene, oltre a palesare l'immenso livore che trasuda da questi "avvocati di Dio" (o meglio, legulei...) nei confronti della Ragione, simili cose sono emblematiche del modo in cui la Chiesa e i suoi tirapiedi hanno sempre utilizzato campi altrimenti disomogenei alla Fede come sparring partiner della sofistica teologica: alla quale cosa opporrei la bella (stavolta) disamina di Sgarbi (sedicente ateo, ma in realtà semplice "laico edonista") a proposito della posizione delle "stimmate" di cotanto santo: il miracolo è sempre fatto post mortem (dice Vittorio), ma quello vero, nel caso di Forgione, è l'aver avuto le stimmate nelle mani, anzichè nei polsi! E bravo Vittorio: ogni tanto una bella te la concedi anche tu...
Questi teatrini della miseria si susseguono a tambur battente a ogni iniziativa volta a rinverdire una Chiesa in fase sempre più declinante; tale che nemmeno l'elezione dell'ennesimo papa-giullare riesce oramai a riportarla in auge. Così si rispolverano persino santi precedentemente chiacchierati e addirittura in odor di frode: di "forgery", a fare un facile "english pun" sul cognome da civile del nostro novello santo di Pietrelcina. Giorno 3, ad esempio, nell'altro salotto dell'assurdo condotto dall'altrettanto pio Vespa, un "monsignor" Fisichella in gran spolvero (accomunato al Socci persino nel consueto pallore e nelle occhiaie da "santo pregatore"...) ha preteso d'imbonire che nei miracoli vi sia una componente altamente razionale; e lui, che si definiva "altamente razionale", assicurava la cosa dall'alto della sua cattedraticità universitaria!
Questo è quello stesso genere di livorosi che augurano ai "miscredenti" di subire qualche problema grave di modo che possano incorrere nella giusta punizione del dio buonissimo di cui sopra. Se solo questi "teo-istrioni" sapessero che il loro "dio semidio" non sia mai esistito, e che, essendo piuttosto un conglomerato di svariati ribelli che si ersero contro l'impero romano, l'unico miracolo che avrebbe potuto fare avrebbe potuto essere quello di cacciare gli invasori dalla "Terra Santa", sicuramente smetterebbero di promozionare cose del genere e lascerebbero i resti dei loro "santi" a riposare al chiuso com'è giusto che sia, anziché sventolarli alla vista dei bambini: ma dal momento che l'inganno dura da oltre due millenni e tiene a galla una grossa ambasciata della truffa, ciò non deve essere tenuto in conto d'ipotesi e il miserabile circo degli orrori "must go on".
Ecco per quale motivo a tutt'oggi milioni di fessacchiotti credono che due millenni fa sia disceso sulla Terra l'incarnazione dell'essere onnipotente per eccellenza, allo scopo di convertire i miscredenti con i suoi exploit da baraccone, estorti a questo o a quell'antesignano pagàno: laddove gli stessi ebrei si dicevano certi che il messia non avrebbe mai fatto alcun miracolo! In effetti, il "miracolo" non è cosa soltanto cristiana: li facevano a iosa anche gli dèi pagani, ma ovviamente per i cristiani si trattava di "inganni del demonio".
A rigor di logica lucida e non pretesa, il miracolo (a dirla con Voltaire, che ateo non era: tutt'altro) è un "fatto mirabile", in cui forza si richiede di credere che l'essere onnipotente e onnisciente, per altri versi causa di tutti gli accadimenti umani e non, dietro richiesta dello stesso interessato (o chi per lui) annulli gli effetti di inconvenienti che molto spesso sono di tipo umano.
In effetti, non è mai accaduto che si sia verificato qualche miracolo per annullare qualche devastazione naturale (che non per nulla vengono spacciate come l'effetto dell'ira di questo stesso dio altrimenti caritatevole e buonissimo): emblematica, ad esempio, è stata la grande ondata d'acqua che spazzò via Lourdes all'indomani esatto di una puntata di Porta a Porta che celebrava i "miracoli" accorsi in loco! A Lourdes, per inciso, avvengono appunto molti miracoli riparatori non drastici (forse dovuti più alle sostanze disciolte nelle acque che non alla "beata vergine"...): ci sono molte stampelle ma poche gambe di legno, a dirla con un altro francese. In effetti, Dio latita anche per quanto riguarda il porre rimedio a danni fisici a carattere più drastico a carico di esseri umani, di cui si sentiva parlare in abbondanza in epoche passate, "quando la gente sapeva a malapena leggere e scrivere" a dirla ancora con Voltaire: talchè a un sant'Antonio da Padova fa da indegno contraltare l'a dir poco sospetto fatto di Calanda.
Seriamente, l'accadimento del "miracolo" non è direttamente proporzionale all'avere fede o meno: pretendere il contrario significa che questo "dio-padre" "buonissimo" faccia distinguo di convenienza. Il "miracolo" è essenzialmente una condizione di casualità indotta, probabilmente attivata dalla volontà della persona che desidera la guarigione di sè o di qualcun altro, per cui il cervello del paziente o di chi lo ama, stressato in particolari condizioni di disperazione, potrebbe "emettere" qualche sostanza o delle "onde" e ripristinare parti del corpo compromesse ma non mancanti, oppure curare malattie e altri malfunzionamenti fisiologici dovuti ad agenti patogeni più o meno efficienti, che la "barriera" attivata dallo "scetticismo" (quindi dal "non credere con tutta l'anima") potrebbe tendere a inibire.
Il cervello umano è tuttora una minera pressoché inesplorata: l'unica cosa certa che possiamo dirne, è che il "vile mortale" ne usi ancora pochissima percentuale. Molti "santoni" (non solo cristiani...) riescono a fare "miracoli" perchè usano "tanto cervello" indirizzato in maniera univoca: complice magari il "tuning" attuato con le privazioni, la vita spartana, una certa alimentazione e il "mantra" salmodiante delle preghiere. Parecchi fedeli "laici" magari compiono qualche "miracolo" perchè non dubitano di ciò in cui credono, quindi ne usano molto poco. Molti "scrittori", invece, riescono a fare un unico e solo miracolo, che è quello d'imbonire il popolino: perchè come cervello usano quello dei preti.
La verità è che siamo tutti sotto lo stesso cielo. Il vero miracolo è pretendere d'essere qualcosa di speciale pur nella nostra estrema fragilità: un miracolo tale che un essere veramente onnipotente non ne sarebbe stato affatto fiero, sicuramente non più dell'osservare chi specula e prospera sul dolore, sulla credulità e sulla buona fede del prossimo, laico o meno che sia.
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